Il nuovo volume: Donne e Impresa Teatrale curato da Stefania Bruno e Loredana Stendardo ricostruisce il contributo femminile alle cooperative teatrali italiane — e lo trasforma in strumento di cambiamento.
È disponibile in libreria e online Donne e impresa teatrale, il nuovo volume curato da Stefania Bruno e Loredana Stendardo, pubblicato da Editoriale Scientifica nella collana puntoOrg. Il libro, che raccoglie gli atti dell’ omonimo convegno, ricostruisce e ri-narra l’emersione delle donne all’interno della cooperazione teatrale in Italia dagli anni ’70 a oggi, intrecciando documentazione storica e testimonianze orali, studi sul Nuovo Teatro e sul Teatro delle Donne, racconto del passato e analisi del presente.
Un’opera a più voci — venti contributi tra studiose, artiste, organizzatrici, sindacaliste e rappresentanti di categoria — che colma una lacuna reale nella storiografia teatrale italiana e aggiunge un punto di vista nuovo e necessario.
Una rivoluzione silenziosa: il cooperativismo teatrale
Al centro del volume c’è una trasformazione profonda e poco raccontata del sistema culturale italiano. A partire dagli anni ’70, il movimento cooperativistico ha cambiato dall’interno il teatro: ha ridefinito i ruoli e le relazioni dentro le compagnie, ha spostato il baricentro della produzione culturale dai grandi centri verso le periferie, ha messo in discussione chi ha il diritto di fare teatro, per chi e in quali luoghi. Nel segno del decentramento culturale e della democratizzazione dei processi creativi, è nata una nuova idea di teatro — non più solo istituzione, ma comunità. Non solo spettacolo, ma pratica collettiva.
È dentro questa trasformazione che il contributo delle donne emerge con tutta la sua forza. Le cooperative hanno creato spazi inediti di agency femminile: spazi in cui dirigere, organizzare, creare, senza dover passare per le gerarchie consolidate del teatro ufficiale. Il libro lo dimostra attraverso storie concrete: attrici e drammaturghe come Mariella Fabbris del Laboratorio Teatro Settimo, registe come Cora Herrendorf e Natasha Czertok del Teatro Nucleo, esperienze territoriali come Sardegna Teatro, Teatro Koreja in Puglia, Teatri Uniti a Napoli — realtà nate in condizioni di marginalità che sono diventate centri culturali per intere comunità.
Non una nicchia, ma un punto di vista
La sfida che il libro raccoglie è anzitutto di metodo. Come spiegano le stesse curatrici, parlare di donne e impresa teatrale rischia sempre di essere percepito come il racconto di un sottoinsieme, di un genere minore. L’obiettivo è invece esattamente l’opposto: introdurre il punto di vista di genere dentro la storia del Teatro con la maiuscola, senza separarlo da essa. Non un libro sul teatro delle donne, ma un libro che racconta il teatro attraverso le donne — e che in questo modo lo racconta in modo più completo e più onesto.
Un atto politico e culturale
Pubblicare questo volume non è stato solo un gesto editoriale. È una presa di posizione: dare centralità a sguardi spesso ai margini, costruire una documentazione concreta, generare memoria. Per En Kai Pan, che da anni lavora all’incrocio tra ricerca, produzione culturale e trasformazione sociale, il libro rappresenta il coronamento di un percorso di ricerca partecipata — e insieme il punto di partenza per qualcosa di più ampio.
Oltre le pagine
L’obiettivo ora è portare questo lavoro fuori dal libro: nei territori, nelle scuole, nei festival, nei centri culturali. Attraverso presentazioni, incontri pubblici, workshop e percorsi educativi, il volume vuole diventare uno strumento vivo — di formazione, di sensibilizzazione, di dibattito. Un seme per nuovi progetti e per politiche culturali più inclusive.
Perché una narrazione alternativa, per essere davvero necessaria, deve circolare.
Donne e impresa teatrale, a cura di Stefania Bruno e Loredana Stendardo, Editoriale Scientifica, collana puntoOrg, 2024, 324 pp., €24,00. Disponibile in libreria e online.
