Parità Di Genere Nelle Arti Performative: Report

Parità Di Genere Nelle Arti Performative: Report

Incontro Nazionale Operatrici dello Spettacolo

Pordenone | ex Convento di San Francesco | 12 settembre 2021

Parità di genere nelle arti performative è stato un incontro nazionale delle operatrici dello spettacolo, che si è svolto a Pordenone, nell’ambito de “La scena delle donne“, festival promosso da Bruna Braidotti e la Compagnia Arti e Mestieri, all’interno dell’ex Convento di San Francesco di Pordenone in modalità ibrida, con parte delle relatrici e partecipanti in collegamento Zoom.

Le relatrici

Sono state invitate a partecipare al seminario registe e direttrici artistiche di teatri (Laura SicignanoCaterina CasiniSerena SinigagliaLella Costa, Silvia PrioriSabrina MorenaIlaria Nina Zedda), di festival (Laura CaparrottiConsuelo Barillari), circuiti (Valeria CiabattoniRita Maffei), compagnie (Natasha CzertokSara Sole Notarbartolo), organizzatrici (Mimma Gallina), amministrative (Brunella Fusco), drammaturghe (Patrizia Monaco), scenografe (Iole Cilento), la coordinatrice della rete internazionale de La escritura de la/s Diferencia/s (Lucía Rojas Maldonado) e rappresentanti di associazioni di categoria (Letizia Compatangelo per il CENDIC e Loredana Perissinotto per AGITA). È stata invitata a partecipare anche Susanna Camusso, responsabile Pari Opportunità per CGIL nazionale, ed è stato chiesto ad alcune esponenti della politica locale e nazionale, la senatrice Danila De Lucia, capogruppo M5S in settima commissione Istruzione e Cultura e Guglielmina Cucci, Assessora alle Pari Opportunità del comune di Pordenone e Coordinatrice tavolo regionale ANCI per le parità di genere, di ascoltare la discussione nell’arco dell’intera giornata per poi raccogliere la proposta strategica e collaborare per individuare un iter istituzionale per la sua realizzazione. Nel comporre il panel del seminario si è cercato di rappresentare al meglio l’intero territorio nazionale, ma, nella consapevolezza di non riuscire a rappresentare tutte le regioni e l’enorme vivacità progettuale che anima i differenti territori, si è stabilito fin da luglio di aprire un googleform per permettere l’iscrizione al dibattito e la libera partecipazione di tutte le operatrici interessante al progetto.

La discussione

La giornata seminariale si è aperta con gli interventi di Bruna Braidotti, che ha introdotto i lavori, Stefania Bruno e Tiziana Sellato, che hanno presentato i risultati parziali della ricerca Donne e impresa teatrale in Campania sui ruoli e funzioni ricoperti dalle donne che operano in teatro in varie forme, lavoro dipendente, libera professione, cooperativa, associazione o compagnia, e di Marcela Serli, che ha presentato i risultati della mappatura, svolta da Amlet_a sulla presenza femminile nei teatri nazionali, TRIC e centri di produzione. Questi risultati, seppur parziali, hanno evidenziato il grande squilibrio di genere presente nel Teatro italiano, che interessa non solo i ruoli apicali (forse il dato più evidente) ma tutti i livelli del lavoro nello spettacolo dal vivo. La discussione è stata aperta con la lettura della bozza del documento e con l’invito a fare riferimento anche alla Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021-2026, presentata a luglio dal Ministero delle Pari Opportunità e, come immediatamente richiesto fin dai primi interventi, alla Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU.

Sintesi degli interventi

Laura Sicignano, direttrice artistica dello Stabile di Catania, oltre a manifestare la sua adesione agli obiettivi individuati nel documento, ha raccontato la sua esperienza personale caratterizzata da una scelta di indipendenza che, nel 1994, non si è potuta esprimere se non nella creazione di una compagnia esclusivamente femminile, per poi proseguire con un lungo lavoro di approfondimento sulle tematiche legate al corpo e all’identità femminile. Nella sua direzione dello Stabile di Catania ha portato il suo punto di vista sulla necessità di intervenire per il riequilibrio di genere sia attraverso la scelta dei repertori che dell’organico sia artistico che tecnico coinvolto nelle produzioni, due dei settori in cui è più visibile la disparità di genere.

Laura Caparrotti, direttrice di Kayros Italy Theatre di New York, testimoniando la venticinquennale esperienza statunitense e membro del board di una lega delle donne professioniste di teatro, ha stimolato un confronto con le politiche adottate negli Stati Uniti, soprattutto, grazie alla spinta del MeToo e del movimento Black Lives Matter. L’effetto di tali politiche si vede sia nei contratti di lavoro, che prevedono una formazione specifica dei membri di qual per prevenire i casi di sexual harassment, nei repertori e nelle direzioni dei teatri. 

Caterina Casini, direttrice artistica di Laboratori Permanenti, ha sviluppato il suo intervento intorno alla necessità di fare rete, economia e arte. Ha proposto la costruzione di un itinerario annuale tra le realtà teatrali gestite da donne, per permettere la conoscenza del lavoro delle donne, la sua visibilità e la percezione della sua complessità. L’itinerario andrebbe a integrare i lavori di mappatura, che, se fotografano la realtà, non restituiscono la percezione dei processi di trasformazione che sono in atto.

Natasha Czertok, attrice e regista del Teatro Nucleo di Ferrara e co-direttrice del festival Totem Scene Urbane, essendo cresciuta artisticamente all’interno di una compagnia diretta da una donna, Cora Herrendorf, ha avuto la sensazione di formarsi in un ambiente paritario, ma anche che questo fosse un unicum nel panorama italiano anche a livello di piccola e media compagnia. Descrivendo il progetto Madri in scena, ha introdotto il tema della maternità e della necessità di avere un sistema che la sostenga anche in ambito artistico, dove la gestione della genitorialità è resa complicata dalla peculiarità del lavoro teatrale, dalle necessità imposte a livello di orari, spazi e da quella di perseguire una sostenibilità del lavoro a lungo termine.

Mimma Gallina, organizzatrice e fondatrice di Ateatro – Le buone pratiche, ha inviato un contributo scritto, nel quale ha provato a rispondere e a stimolare ragionamenti su tutte le questioni elencate nella bozza di documento, ponendo l’attenzione sul fatto che lo squilibrio di genere è solo uno dei fattori di arretratezza del teatro italiano e che questi sono tutti interdipendenti, di conseguenza gli approcci per risolverlo non possono essere auto-referenziali, ma devono interessare l’intero sistema teatrale. Mimma Gallina ha, poi, fatto delle proposte per sviluppare delle politiche attive sul riequilibrio di genere, cominciando con il  fissare dei parametri per determinare e misurare la parità (presenza femminile nei ruoli direttivi, per l’attività di produzione e per i ruoli artistici-direttivi; compenso medio nelle scritture; con riferimento all’ospitalità, numero di autrici/registe). Ha, poi, sottolineato di trovare degli interlocutori, oltre che nelle istituzioni ministeriali e regionali, anche nelle associazioni di categoria, come Agis e C.Re.S.Co, che dovrebbero accogliere e fare proprie le istanze per il riequilibrio di genere.

Valeria Ciabattoni, direttrice artistica del CEDAC, Circuito Artistico Multidisciplinare dello Spettacolo, ha esordito chiedendo che le politiche di genere abbiano come obiettivo quello di portare al 50% la presenza delle donne nei settori dello spettacolo a qualsiasi livello e non fermarsi al 30% per poi ottenere molto meno. Valeria Ciabattoni ha, poi, raccontato l’esperienza del CEDAC, che ha un organico a prevalenza femminile. Nel confronto con gli altri circuiti ha rilevato una effettiva parità nella presenza maschile e femminile per quanto riguarda i ruoli apicali. La parità è, quindi, possibile e andrebbe estesa a tutti gli ambiti del lavoro teatrale.

Susanna Camusso, responsabile Pari Opportunità CGIL Nazionale, ha chiuso con il suo intervento la sessione di lavoro della mattina, e dopo aver riassunto i problemi che coinvolgono i lavoratori dello spettacolo, dalla tutela contrattuale alla rappresentanza, ha manifestato il suo sostegno all’azione messa in campo attraverso la bozza di documento e la proposta di costituire una rete di donne di teatro. Susanna Camusso ha, poi, sottolineato come la cultura e lo spettacolo siano settori fondamentali per la ripresa del Paese dopo la pandemia. È necessario fare rete, espressione spesso abusata, ed è necessario, altresì, che le reti di donne abbiano, in questo momento, visibilità sia per la rilevanza data all’interno del PNNR alla parità di genere come obiettivo trasversale a tutte le missioni che verranno sviluppate che per l’abbattimento di una cultura che vede da millenni il pensiero delle donne come espressione minoritaria.

Brunella Fusco, project manager della Fondazione Campania dei Festival, ha aperto con il suo intervento la sessione pomeridiana del seminario e ha portato una testimonianza legata al suo lavoro come responsabile dei progetti internazionali, che hanno spesso stimolato un confronto sul tema della parità di genere con compagnie provenienti da paesi apparentemente più arretrati sul piano dei diritti, ma in cui, forse come diretta conseguenza di questo, la vigilanza è molto più attenta e diffusa. Brunella Fusco ha sviluppato il suo intervento intorno al secondo obiettivo individuato nella bozza di documento e ha sottolineato la necessità della raccolta dati e che la rete che andremo a costituire si ponga come obiettivo una riforma di sistema, di modo che l’equità di genere non sia più sottomessa solo alla sensibilità dei direttori, siano essi donne o uomini, di teatri o fondazioni.

Lucía Rojas Maldonado, responsabile della rete de La Escritura de la/s Diferencia/s per Spagna e Cile,  ha presentato la rete internazionale del festival biennale nato a Napoli per iniziativa di Alina Narciso, che conta attualmente 15 paesi. Lucìa Rojas Maldonado ha descritto alcune strategie messe in atto per diffondere il teatro delle donne, con un accento particolare sulle azioni collettive, dall’occupazione di spazi pubblici alle drammaturgie collettive. Nella sua esperienza il cambiamento passa attraverso la trasformazione dei temi, delle modalità di racconto e di un’intera cultura.

Iole Cilento, scenografa e docente di Scenotecnica all’Accademia di Belle Arti de L’Aquila, ha raccontato come il comparto tecnico subisca ancora, nonostante la crescente presenza di donne nelle classi di scenotecnica, il pregiudizio in base al quale alcune mansioni tecniche siano di elezione maschile. Per una donna, lavorare sul palcoscenico come scenotecnica, significa affrontare un pregiudizio, anche quando non è espresso in maniera diretta. Iole Cilento ha rilanciato alcuni degli argomenti introdotti da Mimma Gallina, con particolare riferimento all’interdipendenza di tutti i fattori di arretratezza di cui soffre il teatro italiano, approfondendo le questioni relative alla distribuzione dei fondi del FUS, e alla proposta di introdurre dei criteri di premialità per le compagnie e i progetti femminili, in modo da fare emergere il lavoro di piccole compagnie, i progetti di ricerca. L’azione dovrebbe riguardare, quindi, sia la rappresentanza femminile nei ruoli apicali che in un maggiore sostegno dell’autorialità femminile.

Sara Sole Notarbartolo, autrice, regista e direttrice artistica della compagnia Taverna Est Teatro, ha raccontato la sua esperienza, iniziata in un momento storico, la fine degli anni novanta, in cui una stagione del femminismo sembrava finita e alcune questioni risolte, laddove nel tempo si è manifestata sempre più forte la necessità di rilanciare determinati argomenti. Sarasole Notarbartolo ha, poi, presentato la rete RAC – Regist_ a confronto, che si batte per un cambiamento del linguaggio nella relazione tra registi e attori/attrici, affinché sia non prevaricante e non violenta. Ha, infine, raccontato la necessità del teatro come strumento per promuovere l’educazione sentimentale nelle scuole e che a portarlo siano professionisti e professioniste.

Letizia Compatangelo, drammaturga e presidente del CENDIC Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea, ha fatto un intervento complesso e circostanziato, sostenendo che, da una parte, va promossa la presenza delle donne in ruoli apicali, dall’altra le donne in posizione apicale dovrebbero promuovere le altre donne e non tramandare un principio maschile e patriarcale. Ha, poi, spostato l’attenzione sulla drammaturgia. Nella storia della drammaturgia occidentale gli uomini hanno spesso scritto di donne, laddove si nota una difficoltà nei testi delle drammaturghe di rappresentare e far parlare gli uomini. La scrittura delle donne dovrebbe parlare del mondo, deve diffondersi la consapevolezza che le donne hanno una capacità di raccontare il reale pari a quella degli uomini. Ha chiuso il suo intervento con le parole di Andrew Parsons, presidente del comitato paralimpico, “accessibilità, visibilità, pari opportunità”, più che mai adatte ad esprimere le necessità delle donne in questo momento.

Loredana Perissinotto, presidente associazione nazionale Agita Teatro, ha tracciato in un complesso intervento un percorso sulla necessità delle reti e che si intessa un dialogo tra le funzioni pedagogiche e artistiche, gli interventi sul territorio e il rapporto con il pubblico. Ha sottolineato l’importanza che ci sia una reale sorellanza, portando ad esempio Variazioni di genere, progetto nato dalla collaborazione con il consorzio campano Utopia, che ha ricevuto da poco il riconoscimento di un contributo ministeriale. Loredana Perissinotto ha, poi, raccontato brevemente la storia di Agita, che si occupa di teatro nella scuola, nelle sue varie declinazioni come teatro sociale, teatro nelle carceri e teatro per  l’handicap, dalla sottoscrizione dei primi protocolli di intesa con il Ministero dell’Istruzione, ai progetti portati avanti durante la pandemia, con la sperimentazione di tecniche da remoto. In un successivo intervento, durante la discussione, Loredana Perissinotto ha sottolineato l’importanza per la Rete che stiamo costituendo di individuare degli obiettivi precisi e di perseguirli e di promuovere un’azione che coinvolga diversi Ministeri.

Ilaria Nina Zedda, direttrice della compagnia L’aquilone di Viviana, ha raccontato la sua esperienza, che la vede attiva nella ricerca e nella promozione della parità di genere in teatro fin dal 2012, lavorando in parallelo una ricerca filosofica sul pensiero della differenza compiuto insieme al gruppo di donne e filosofe “Pensare in presenza”. Ilaria Nina Zedda ha, poi, svolto un’attenta disamina mettendo a confronto le politiche e le azioni adottate in diversi paesi europei per la parità di genere, promuovendo la funzione fondamentale della rete e la prospettiva di ampliare la portata dei percorsi e delle collaborazioni in un’ottica europea e internazionale. Ha, infine, fatto alcune considerazioni sull’impatto della pandemia sulle donne di teatro in tutta Europa, riflettendo sul fatto che la crisi post-pandemica rischia di essere per le donne peggiore della pandemia stessa, rilanciando, quindi, la necessità che le politiche per il riequilibrio si occupino anche della maternità e del tema della cura.

Consuelo Barillari, direttrice artistica del Festival dell’Eccellenza al Femminile, ha portato l’attenzione sulla disparità nelle scelte artistiche, soprattutto a livello drammaturgico, per poi fare una riflessione sull’intero sistema teatrale. Il nostro primo impatto con le politiche di un teatro avviene attraverso i cartelloni. Bisognerebbe fare uno studio dei cartelloni per ricavare qual è la cultura che essi riflettono, evidentemente sulla base di considerazioni che tengono conto anche di quelle che si presumono essere le esigenze del pubblico. Da qui, poi, bisognerebbe entrare nel teatro, nelle sale e sul palco, lo spazio del pubblico e quello degli artisti e di tutte le professionalità legate alle funzioni artistiche, che rappresentano un vero e proprio labirinto, ai cosiddetti camerini, dove lavorano le maestranze, agli uffici amministrativi fino alla direzione del teatro e, infine, gli uffici addetti alla distribuzione, la vendita degli spettacoli, che è ciò che genera economia È impossibile che un unico gruppo di persone riesca a intervenire su tutto, dalle questioni artistiche a quelle amministrative. Andrebbero formare dei tavoli che si occupino ciascuno di una questione specifica. 

Silvia Priori, presidente-direttrice artistica di Teatro Blu, ha condotto una riflessione sul femminile come principio che è presente, insieme al principio maschile, sia nelle donne che negli uomini. È importante che le battaglie sulla parità di genere siano portate avanti anche dagli uomini, come ribadito anche dall’intervento del co-direttore artistico di Teatro Blu Roberto Carlos Gerbolés. 

Al termine degli interventi si è svolta una sessione di discussione, molto vivace e partecipata,  aperta a tutte le partecipanti sia in sala che da remoto, tutte hanno accennato a proposte e idee da aggiungere, per poter definire un documento comune che sia rappresentativo di tutte le istanze delle donne che lavorano nel settore, ma che sia sviluppato per obiettivi chiari, raggiungibili e condivisi.  

Dopo aver chiuso i lavori del pomeriggio, è stato dato spazio a un tavolo politico, con l’intervento della senatrice Danila De Lucia, capogruppo M5S nella settima commissione Istruzione e Cultura, e Guglielmina Cucci, Assessora alle Pari Opportunità del comune di Pordenone e Coordinatrice tavolo regionale ANCI per le parità di genere, moderate dalla regista Sabrina Morena. Sia l’assessora Cucci che la senatrice De Lucia hanno manifestato la volontà di seguire i lavori della rete che si riunirà per la scrittura del documento e di raccogliere la proposta che verrà formulata accompagnando sia l’eventuale presentazione alla Camera, che facilitando l’incontro e le collaborazioni con altre reti regionali e nazionali.

Conclusioni

In conclusione è stata tracciata la strategia per proseguire il lavoro: 

  • raccogliere proposte e integrazioni alla bozza di documento;
  • procedere alla scrittura collettiva di una versione definitiva del documento,  attraverso una riunione Zoom, da firmare e presentare agli interlocutori politici;
  • elaborare una strategia comune per portare avanti e sviluppare le azioni di costruzione della rete e di promozione del riequilibrio di genere nelle arti performative.

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