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Domenica, 28 Febbraio 2021

E El romancero de Lazarillo

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El romancero de Lazarillo

El romancero de Lazarillo

regia: Luca Gatta
drammaturgia: Stefania Bruno
con: Luca Gatta

Presentazione

Il primo nucleo dello spettacolo El romancero de Lazarillo nasce nel 2013, da un’idea di Stefania Bruno e Luca Gatta, e giunge alla sua formulazione definitiva per la scena tre anni più tardi, nel 2016, al termine di un lungo percorso di ricerca.

L’obiettivo principale della ricerca è stato, fin dal principio, realizzare uno spettacolo di Commedia dell’Arte contemporaneo. L’occasione era stimolata dai continui confronti con artisti stranieri che operavano all’interno di tradizioni teatrali diverse da quella occidentale (Opera di Henan; Danza Odissi; Kathakali; danza Bharata Natyam; Teatro Noh; Biomeccanica Russa) che ci ponevano di fronte alla necessità di trovare un nuovo linguaggio per trasmettere la Commedia dell’Arte a livello internazionale. Se, infatti, per chi era abituato ai rigidi codici espressivi di tradizioni fissate da secoli (come l’Opera Cinese e il Teatro Noh) era difficile cogliere la duplicità intrinseca nei caratteri della Commedia (la convivenza tra registro alto e basso; tra carattere comico e tragico) e il forte dinamismo degli intrecci; per quelle tradizioni che avevano un’impronta marcatamente novecentesca (la Biomeccanica) la Commedia appariva legata a degli schemi rappresentativi troppo obsoleti per poter davvero dialogare con il contemporaneo. A queste difficoltà, che incontravamo anche sul nostro territorio, si aggiungeva la consapevolezza di lavorare all’interno di un linguaggio, che, nel corso dei secoli, si era fortemente degradato, soprattutto al Sud Italia. Se il Nord ha avuto, infatti, i suoi Arlecchini novecenteschi, non si può dire che il Sud abbia avuto il suo Pulcinella. Dopo il Pulcinella ottocentesco di Antonio Petito, imborghesito e umanizzato, il carattere è stato talmente introiettato all’interno del lavoro degli attori novecenteschi (da Totò a Leo De Berardinis) da perdere completamente il legame con l’antica maschera. Il risultato è che Commedia dell’Arte è diventata un’espressione in cui, nella percezione generale, convivono Carlo Goldoni, Eduardo De Filippo e certe figurine del folklore che occhieggiano dalle bancarelle dedicate ai turisti, ma è impossibile riconoscerle lo statuto di tradizione teatrale indipendente.

Ci siamo, quindi, chiesti in quale modo la Commedia dell’Arte potesse dialogare realmente con i codici espressivi del contemporaneo. Prima di intraprendere la ricerca dovevamo trovare un terreno neutrale su cui condurla. Non ci è sembrato giusto, infatti, attingere al pur vasto repertorio di scenari e di commedie cinque-seicentesche o, facendo l’operazione contraria, portare la Commedia all’interno del canone letterario novecentesco. Il Lazarillo de Tormes, primo romanzo dell’Europa moderna, ci ha offerto la possibilità di lavorare su una forma ibrida, il romanzo, sfruttando tutte le potenzialità teatrali dell’agire all’interno di una narrazione, prima fra tutte quella di uno straniamento che ci permetteva di mostrare in scena la costruzione dei vari personaggi. L’obiettivo è divenuto, quindi, non fare solo uno spettacolo di Commedia dell’Arte ma anche sulla Commedia dell’Arte.

All’interno di una cornice narrativa forte che ancora lo spettatore alla storia e lo conduce attraverso le sue mutazioni, l’attore può mostrare l’evoluzione del carattere da una sorta di grado zero, che coincide con la voce del narratore, attraverso le varie maschere fino alla costruzione di un personaggio che è la sintesi stratificata di elementi storici, antropologici, psicologici ed espressivi. Per ottenere questo risultato, è stato necessario mettere continuamente in discussione gli elementi di base del linguaggio della Commedia dell’Arte e ibridarli con gli stimoli provenienti da altre tradizioni teatrali, ivi comprese quelle del Novecento.

El romancero de Lazarillo è un racconto sulla Commedia dell’Arte e, insieme, uno studio sul corpo d’attore, tra tradizione e contemporaneo.

 

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