Giovedì, 25 Aprile 2019

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LA BANALITÀ DEL MALE 3_large La banalità del male

La banalità del male

Drammaturgia: Luca Gatta dai diari di Anne Frank ed Etty Hillesum
Regia: Luca Gatta
Interpreti: Alessandra Martino e Germana Di Marino
Scene: Iannino sas
Musiche: Bruno Troisi
Costumi: Alessandra Zuccarini
Produzione: coop. En Kai Pan
Durata: 50 minuti 

La banalità del male è uno spettacolo che nasce dal montaggio e dalla mise en espace dei diari di Anne Frank ed Etty Hillesum e che comprende anche l’esecuzione di musica dal vivo da parte di ensemble di musicisti (clarinetto, chitarra e organetto) e l’inserzione di proiezioni multimediali.

Lo spettacolo nasce dalla necessità di ampliare la prospettiva sulla Shoah in occasione della celebrazione annuale della Giornata della Memoria e non solo, con l’obiettivo di coinvolgere la Comunità, soprattutto le giovani generazioni, ai temi della trasmissione della memoria e dei valori civili dell’Europa attraverso l’esperienza del teatro.

Anne Frank ed Etty Hillesum sono, insieme alla filosofa Hannah Arendt (a cui è dedicato il titolo dello spettacolo) e a Edith Stein, le voci femminili più importanti sull’Olocausto. Anne ed Etty, in particolare, condivisero non solo la tragedia della deportazione e della morte in campo di concentramento, ma anche la stessa città, Amsterdam, dove vissero negli anni della guerra, in strade vicinissime, senza mai incontrarsi.

Le voci di Anne e di Etty sono molto diverse: Anne è un’adolescente vitalissima, che cerca di esplorare tutte le emozioni della sua età pur nella condizione clandestina in cui è costretta; Etty è una giovane donna di ventisette anni che ha alle spalle una serie di esperienze traumatiche legate sia alla famiglia che alle relazioni amorose e che la rendono tormentata e fragile. Anne lotta per sopravvivere, ribellandosi all’ingiustizia della sua condizione e riuscendo già a prefigurarsi il futuro in cui l’Europa sarà liberata dal nazismo. Etty intraprende un complesso percorso spirituale che la porta, infine, nel 1943, a partire volontaria per Westerbrok - il campo in cui transitavano gli ebrei olandesi in attesa della deportazione in Polonia - per portare conforto agli ultimi e prendere su di sé il peso del dolore dell’umanità intera, convinta che questa sia l’unica via per la redenzione dell’Europa. Entrambe trovano nella scrittura non solo un veicolo per la testimonianza, ma una necessità spirituale che alimenta gli ultimi anni della loro vita. Anne sogna di diventare una giornalista e progetta di scrivere un romanzo tratto dai suoi diari, riuscendo anche ad avviarne la stesura negli ultimi mesi prima della deportazione. Etty porta con sé a Westerbrok le Lettere ad un giovane poeta di Rainer Maria Rilke, con l’obiettivo di fondere il suo percorso spirituale con quello della scrittura.

Accostando molte pagine dei due diari, sulla falsariga del lavoro compiuto da Enzo Romeo nel volume Diari a confronto (2017, Ancora) è emerso un dialogo ideale tra le due autrici, grazie al quale, anche quando le posizioni sembrano opposte (spesso proprio in virtù di tale opposizione), si apre una dimensione spirituale capace di proiettare il lettore, e lo spettatore, verso questioni fondamentali e di straordinaria attualità come il senso della storia e il peso della responsabilità individuale nel destino collettivo, il senso della convivenza e della cooperazione tra i popoli, la necessità dell’esercizio dell’umanità come unico antidoto al diffondersi del male.

Il regista Luca Gatta, oltre alla selezione e al montaggio dei testi, ha costruito uno spazio scenico che fonde e incrocia la soffitta di Anne con la cameretta di Etty, in modo da rendere visibile e concreto, il dialogo tra le due autrici. I confini di questo spazio vengono, poi, continuamente sfondati dall’intervento delle proiezioni multimediali e dall’esecuzione dal vivo delle musiche, anche queste ispirate al mondo Yiddish e, in particolare, agli spartiti ritrovati nei campi di concentramento dopo la Liberazione.

Lo spettacolo, il cui primo nucleo è stato presentato il 27 gennaio del 2012 ad Avellino in occasione della celebrazione della Giornata della Memoria, in collaborazione con il Comune di Avellino, è nato all’interno del LICOS (Laboratorio Internazionale di Composizione Scenica) diretto da Luca Gatta, nel lavoro di formazione di giovani allievi attori provenienti dalla Campania, dalla Basilicata e dalla Puglia.

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